Quando parliamo della Pasqua e dei suoi doni, il pensiero corre subito alla gioia di aver ricevuto il perdono dopo la penitenza quaresimale, alla vita che riprende fresca come i fiori di primavera, al canto gioioso dell’alleluia, al rintocco festoso delle campane... difficilmente ricordiamo che ci è dato qualcuno che vale più di tutte le altre cose messe assieme. Ce lo fa capire una promessa sconcertante di Gesù.
"Nell’ultimo giorno, il giorno della grande festa (la festa delle Capanne), Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: 'Chi ha sete, venga e beva, chi crede in me. Come dice la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno.' Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui; infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato." (Vangelo di Giovanni 7,37-39)
Chiarire le idee
Dopo tutto quello che abbiamo detto sulla presenza dello Spirito su alcuni grandi personaggi dell’Antico Testamento, non è strano dire che prima della glorificazione pasquale del Signore non c’era lo Spirito?
La Bibbia talvolta descrive due azioni, una prima dell’altra, per indicare non il tempo in cui si sono succedute, ma per far risaltare che una è la conseguenza dell’altra. Uno dei tanti esempi l’abbiamo nel libro di Giona: "Dio vide che gli abitanti di Ninive avevano cambiato vita, e non fece loro il male che aveva minacciato." Forse che Dio doveva aspettare e vedere quello che avrebbe fatto, per poi decidersi? O non piuttosto Dio non li punì perché avevano fatto penitenza?.
Così, dire che prima della Pasqua non c’era lo Spirito vuol dire che tutti i doni che attraverso di lui sono stati dati al mondo, lo furono perché Gesù ce li ha meritati con la sua morte e risurrezione. Senza la morte di Gesù in croce, non ci sarebbe stato lo Spirito né prima né dopo. Tutto quanto c’è nell’universo è riassunto in Cristo: senza di lui non c’è niente di quanto esiste.
Gesù lo dice agli apostoli anche in un’altra maniera.
"Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ora vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò." (Gv 16,5-7)
Quando dice ‘me ne vado’, intende sempre la sua morte e il ritorno glorioso presso il Padre: è questa la condizione perché il dono dello Spirito venga dato.
Alcuni commentatori fanno anche rilevare che nel racconto della morte di Gesù, l’evangelista Giovanni dice:
"Chinato il capo, donò lo spirito", intendendo che con questa espressione abbia voluto indicare il momento del grande dono.
Dono universale
C’è un’altra osservazione, più profonda. Prima della Pasqua, lo Spirito Santo aiutava i grandi personaggi a compiere la loro missione straordinaria. Il Signore invece promette ai discepoli:
"Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi." (Gv 14,17)
Non è più un intervento isolato o limitato a qualche persona, ma sarà una presenza continua, profonda, allargata a tutti i fedeli. È l’opera dell’amore di Dio che fa arrivare la vita della pasqua al nuovo mondo che inaugura il regno dei cieli.
Al dono pasquale dello Spirito sono collegati tutti gli altri doni. Nel linguaggio comune, molte volte siamo portati a considerare tanti favori e tante grazie come isolate, indipendenti le une dalle altre. Se invece consideriamo che il primo mistero della religione cristiana è la Trinità dell’unico Dio, dobbiamo scoprire che tutto quanto avviene in noi nel campo della vita spirituale ha questo ‘marchio di fabbrica trinitario’. Niente può arrivare a noi dal Padre se non attraverso la mediazione di Cristo, unico e sommo sacerdote della nuova alleanza; ma neppure può realizzarsi in noi qualcosa di bene se non per opera dello Spirito Santo, che trasforma tutto il nostro essere mediante quei segni misteriosi che sono i sacramenti. Il vangelo ce lo fa capire molto bene con due esempi.
Dando il potere di perdonare i peccati, Gesù:
"alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo. A coloro ai quali rimetterete i peccati, saranno rimessi," (Gv 20,23)
E a Nicodemo disse.
"Se uno non rinasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio" (Gv 3,5)
Questi pensieri, sono tutti riassunti magnificamente in una preghiera liturgica:
"Per attuare il tuo disegno di amore, si consegnò volontariamente alla morte,
e con la sua risurrezione distrusse la morte e rinnovò la vita.
E perché non vivessimo più per noi stessi, ma per lui che è morto e risorto per noi,
mandò, o Padre, il tuo Spirito Santo, primo dono ai credenti,
a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione."
(preghiera eucaristica IV)
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