Desolazione e speranza
Ai tempi del profeta Isaia (750-700 avanti Cristo) la situazione del piccolo regno di Giuda e della sua capitale Gerusalemme era catastrofica. Prima la guerra con i regni del Nord (Samaria e Damasco) poi l’invasione dell’esercito assiro, chiamato dal re Acaz, avevano seminato desolazione e rovina.
Il profeta la descrive così:
"Sono devastate le città, senza abitanti, senza uomini le case, e la campagna resta desolata e distrutta. Il Signore scaccerà la gente, e grande sarà l’abbandono del paese. Ne rimarrà una decima parte, ma di nuovo sarà preda della distruzione, come una quercia o come un terebinto, di cui alla caduta resta il ceppo." (6,11-13)
Sembra che non ci sia più speranza. La campagna è uno squallido deserto; c’è ancora in mezzo una sola pianta, e anch’essa è abbattuta.
Ma ecco l’intervento del Signore. Proprio da quel tronco abbattuto, che sembrava destinato solo a imputridire, viene la speranza:
"In quel giorno il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento per gli scampati d’Israele. Chiunque sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo."(Is 4,2-3)
"Ecco, verranno giorni - dice il Signore - nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra:" (Ger 23,5)
Lo Spirito rinnova tutto
Più tardi viene ricordato un nome: Iesse. Era il padre di Davide, il fondatore della dinastia regale, sulla quale brillava, come una promessa, la profezia che avrebbe dato origine al Messia. In un momento tanto oscuro, la Parola divina non sarebbe venuta meno. E che si tratti veramente del salvatore atteso lo ribadisce lo stesso profeta, qualche pagina più avanti:
"Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore: spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore." (Is !!, 1-3)
Anche altri personaggi dell’Antico Testamento avevano ricevuto lo spirito del Signore: Mosè, Sansone, lo stesso Davide. Ma nessuno l’avrebbe ricevuto come questo nuovo germoglio, con la ricchezza di sette doni (ricordiamo che nella Bibbia sette è il numero divino della pienezza). Così lo squallido colore del deserto, descritto nei primi capitoli, è ravvivato dal verde di questa pianticina, destinata a grandi meraviglie. Infatti un altro profeta, Gioele, ci dice che dalla pienezza dello spirito posato sul Messia ne avrebbero partecipato tutti i credenti in lui, e non solo i grandi personaggi. È il presagio di Pentecoste e del dono dello Spirito Santo: non per niente, nel momento culminante del sacramento della Cresima il vescovo implora proprio i sette doni.
Per questo, attorno a quel primo virgulto spunteranno altre e altre piantine, e il deserto si trasformerà in un delizioso giardino, ricco di verde e di acque:
"Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca, si canti con gioia e con giubilo. I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli diventeranno canneti e giuncate." (Is 35,1-2.7)
La prima creatura sulla quale discenderà lo Spirito Santo sarà la Madre del Messia. Con lei s’inizia una nuova fioritura. A Maria molti commentatori attribuiscono la bellezza descritta in uno dei passi più poetici della Bibbia:
"Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata. I tuoi germogli sono un giardino di melograni, con i frutti più squisiti, alberi di cipro con nardo, nardo e zafferano, cannella e cinnamomo, con ogni specie d’alberi d’incenso." (Cant 4,12-14)
Il nuovo Eden
È facile ora, anche per noi, fare un’ultima riflessione. Un giardino così bello nel libro sacro viene indicato con un nome di origine persiana: paradiso, e richiama quel giardino dell’Eden nel quale Dio pose i primi uomini perché fossero felici. Creando il nuovo giardino, il Messia riporterà il mondo a quell’ideale che era nel piano di Dio. In esso anche gli animali vivranno in pace:
"Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme, e un fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme: si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue." (Is 11,6-7)
Ma nell’antico paradiso c’era un’ombra funesta, che aveva rovinato tutto: il serpente. In quello nuovo, questo non succederà più, neppure per la creatura più indifesa come può essere un bimbo:
"Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente, né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese, come le acque ricoprono il mare." (Is 11,8-9)
Contempliamo ammirati questa potente visione di speranza, che sconfina su tutta la terra.
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